SEMI DI LUCE: Peh

La lettera Peh, dal valore numerico 80, ci avvicina sempre più al mistero del Natale poiché significa bocca ed anche la parola intesa come immagine del Verbo divino. Per chi ha partecipato ieri al ‘Medit-ire in ritiro’ non ci sarà bisogno di molte spiegazioni per comprendere la portata di questa lettera nella giornata di oggi e nella nostra vita! Per gli altri ecco qualche preliminare per comprendere il valore della Peh. ⭐ Siamo in un tempo dell’anno molto speciale: la luce, che si è ritirata a partire dalla memoria di San Giovanni Battista, il 24 giugno, comincia ad espandersi nella memoria di San Giovanni apostolo, 27 dicembre. I due Giovanni che rappresentano il passato e il futuro, il primo, più anziano, vestito con pelli di animali, mostra la nostra coscienza a livello più grossolano, la nostra tunica di pelle, il secondo, il giovane Giovanni che pose il capo sul cuore di Cristo, ci manifesta l’abito d’oro che ciascuno è chiamato a ricordare, in ascolto del Cristo. La nostra vita è spesso presa tra questi due opposti e ci sfugge ciò che più di tutto conta, l’inafferrabile presente che giunge e va. Tra i due Giovanni, passato e futuro, il presente è proprio la figura di Gesù Cristo che incarna l’attimo presente e lo rivela come portatore di eternità. A livello corporeo la simbologia dei due Giovanni, collegata al solstizio d’estate e al solstizio d’inverno, è riflessa nelle due porte conosciute dalla mistica ebraica come la porta degli uomini e la porta degli dèi. ‘Alzatevi porte antiche ed entri il re della gloria’ canta il salmista (Sal 24, 7). 💛🖤 In questi giorni siamo sulla soglia della porta stretta che siamo chiamati ad attraversare in questo periodo dell’anno, quella dell’apostolo Giovanni, la porta degli dèi. Essa è posta nel quinto centro vitale, quello della gola, in particolare all’ingresso della gola, nella giugulare. Qui le energie cambiano nuovamente. Se alla porta degli uomini eravamo chiamati a prendere su di noi la nostra natura animale e riconoscere la nostra natura spirituale, qui siamo chiamati ad un ulteriore passaggio: dalla natura spirituale siamo chiamati a riconoscerci divini. Tutti gli strozzamenti della nostra gola richiamano proprio questa possibilità di riconoscerci divini. Sarà per questo che in questa parte dell’anno siamo più esposti al mal di gola? … Siamo chiamati a partorirci nella nostra dimensione di Verbo. E come è possibile? Lo è. Cristo lo ha già compiuto. Nella sua carne, nei giorni della sua vita terrena, ha portato in tutto il senso dell’esistenza umana e l’ha riempita della vita che aveva smarrito. Come? Attraversando la vita. Ciò che ha manifestato Gesù di Nazareth come il Cristo non sono stati miracoli, quelli ne hanno accresciuto solo la fama, sono stati i suoi giorni a Nazareth, nelle città dove è stato a lavorare prima e a predicare poi. Sono state le relazioni che gli hanno rivelato questa vocazione unica al mondo, quella di essere il Cristo. E quanta fiducia c’è voluta per credere d’essere, lui un falegname di una sperduta cittadina di una sperduta nazione di un angolo di mondo, il Messia? Vedete, nulla del Cristo è lontano da noi. Anche i miracoli! Lui stesso ha detto: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: «Sràdicati e vai a piantarti nel mare», ed esso vi obbedirebbe». (Lc 17, 5) Ed è così. 🎯 Ricordare questa dimensione è entrare in risonanza con la lettera Peh. La bocca manifesta il Verbo, di cui tutte le nostre parole dovrebbero essere propaggine, poiché la parola crea. Tutte le parole creano. Anche quelle che non scaturiscono dalla nostra dimensione di Verbo e, infatti, per gli ebrei, ma la stessa sapienza popolare ce lo ricorda, la lingua, ovvero la bocca che si esprime in parole, uccide più della spada, poiché uccide l’anima dell’altro. Un’ultima nota. Il numero 80 è legato al centro vitale della radice, alla sefirah Yesod, e simboleggia il pieno controllo della potenza sessuale, investita completamente per mettere al mondo il Verbo. C’è, infatti, una grande corrispondenza tra l’alto e il basso, tra la generazione biologica e la generazione della nostra divinità. L’una non è indifferente all’altra. Maria di Nazareth ha sì messo al mondo il Cristo nella carne, ma ha anche verbificato la sua carne, ovvero ritrovato la via, in Cristo, della sua vera natura umano-divina. Così è per ciascuno di noi. Oggi. Sempre. Noi siamo bocca data al Verbo per manifestare, per noi e per gli altri, che il tempo della liberazione è già qui. 🧘♀️ Per la meditazione 🧘 Resto i silenzio, lascio decantare tutte le parole ascoltate e pronunciate. Faccio il vuoto. Respiro lasciando andare l’eco delle parole. Entro, respiro dopo respiro, più in profondità, fino al cuore. Resto nello spazio sacro del cuore. Percepisco la luce che dall’alto entra dalla sommità del capo e scende fino al cuore. ‘La bocca parla dalla pienezza del cuore’ (Mt 12, 34). Dal cuore inspiro ed espiro la lettera Peh attraverso la bocca: peeeeeeeeeeeee. La mia bocca esprima la pienezza del cuore abitato dal divino. Marianna
