Rincorriamo l’eco, ecco perché soffriamo (UNA TAZZA DI CONSAPEVOLEZZA)

UNA TAZZA DI CONSAPEVOLEZZA - Rincorriamo l'eco, ecco perché soffriamo - Avete mai fatto caso all'eco che hanno le parole? O ai riverberi che si incontrano in certi luoghi? Mi è capitato di rivedere una persona a me molto cara e di percepire che la sua voce rientrava in luoghi remoti in cui era già stata, in solchi lasciati qual e là, tra la pelle e i battiti del cuore, e riempiva spazi e li richiamava alla vita vissuta. E, ancora, mi è accaduto di rientrare in un luogo che ho frequentato lungamente e ritrovarci attaccate alle pareti memorie di attimi lontani e persone ormai prese in altre vite. Come è stato? Se l'eco della relazione con quella persona o della permanenza in quel luogo non fosse stato curato nel tempo avrei sofferto profondamente. Prendersi cura dell'eco che le situazioni e le relazioni hanno in noi è fondamentale perché, nel tempo, non soffriamo più per ciò che è accaduto ma per l'eco che gli accadimenti hanno lasciato in noi, per lo spazio che abbiamo concesso all'eco di occupare. Evocazioni, nulla più, queste sono le nostre gabbie di sofferenza. Quando ci prendiamo cura del profondo gli echi pian piano si diradano, ritroviamo le voci autentiche che hanno le cose e possiamo lasciar circolare nelle nostre stanze interne qualunque cosa passata senza che ci si attacchi una sofferenza. Quando senti un'eco non crogiolartici dentro. Ascolta, ripara, riconduciti alla voce da cui è promanata e fai pace con le vibrazioni che produce, siano esse di dolore o di piacere. Poi, lascia andare, ogni volta, mille volte, infinite volte, lascia andare gli echi ed entra nel momento presente. La vita è QUI. Se rincorri l'eco rischi di perdere la vita adesso. Buon caffè, Marianna
