Il gesto come attitudine contemplativa ovvero la non-morte

C'è nel gesto, in qualunque gesto, una possibilità: permetterci di entrare nello spazio-tempo sacro che siamo. Ogni gesto, se compiuto consapevolmente, è una porta per varcare la soglia dell'esserci e ciò comporta percepirsi in essenza. Il corpo, attraverso il gesto, è strumento, veicolo, mappa dell'Oltre. Così nella pratica yoga di questo mattino d'Ognissanti, nei gesti preparativi alla meditazione, non ho solo mosso un corpo, il mio. Il gesto si è fatto, come sempre, attitudine contemplativa alla realtà che è il Principio della vita ed anche la sua Mèta. Nel gesto miro ad entrare profondamente nel corpo-mente e attraverso questo ingresso, tutto umano, meravigliosamente umano, ho la possibilità di entrare nel senza tempo e spazio della coscienza. Entrare nella coscienza vuol dire percepire la non-morte, il compimento di tutte le cose così come sono. Tutto è compiuto così com'è. Che viviamo da questa parte del velo o che varchiamo il ponte che unisce il visibile all'invisibile siamo viventi, coscienza che si manifesta in modi diversi. Ogni gesto spalanca alla visione. Accolgo. Mi apro. Varco la soglia della non-morte (o almeno ci provo, senza sosta). Entro nel Tutto Possibile. Marianna in foto, il nostro piccolo altare della memoria
