Vacanze all’ombra di un libro 3

Nell'attesa di un nuovo incontro in libreria (nel frattempo già avvenuto ma ve ne parlo quando sarà terminato) ho riletto per la ...esima volta uno dei miei testi di riferimento.
La prima volta che incontrai il Pellegrino russo ero una ragazzina di 21 anni, in piena altalena tra l'essere e il non essere 😅
in uno di quei cicli intensi di crescita in cui un giorno sei acqua e il giorno dopo fuoco.
A vederlo ora mi sembra un tempo bellissimo, pieno di ogni possibilità, ma allora non era facile.
La mia guida spirituale, in un accompagnamento sapiente di discernimento, mi diede in prestito questo testo in una giornata d'estate.
Lo vidi sulla cappelliera della sua uto: copertina dorata e una icona al centro.
Subito attirò la mia attenzione perché, e questo non è affatto cambiato col tempo, i libri hanno sempre avuto su me un grande magnetismo! Sono il tipo di persona che in treno cerca di leggere i titoli dei libri che gli altri leggono ... anche se ultimamente vedo per la maggior parte solo smartphone e pc (magari tuttavia dentro c'è un libro! ... inguaribile ottimismo da sagittario 🤣).
"I racconti di un Pellegrino russo" non è un romanzo come tanti. Per me non lo è stato.
È un percorso.
Una riscoperta.
Un accompagnamento.
Oggi ne ho quasi 49 di anni e ancora il Pellegrino mi insegna.
Ancora il suo staretz ha ragione ad indicare la via della preghiera del cuore.
"(...) io pregavo nel profondo del cuore, tutto quello che mi circondava mi appariva sotto un aspetto meraviglioso: alberi, erbe, uccelli, terra, aria, luce, tutto sembrava dirmi che essi esistono per l'uomo, che attestano l'amore di Dio per l'uomo; tutto pregava, tutto cantava gloria al Signore. Capivo così quel che la Filocalia chiama << la conoscenza del linguaggio della creazione >> e vedevo come è possibile conversare con le creature di Dio. (...) È un grande mistero, quando l'uomo scopre questa capacità di rientrare in sé, di conoscersi veramente e di piangere dolcemente (...) Quello che c'è è che noi siamo lontani da noi stessi e che non desideriamo ravvicinarci, anzi fuggiamo sempre per non trovarci faccia a faccia con noi stessi, preferiamo cose da poco conto alla verità".
🎯 Ho scoperto tante possibilità di andare al centro dell'essere in questi anni, cantato tanti mantra, ma SEMPRE il cuore e il respiro tornano a casa nel Kyrye, la preghiera del cuore degli esicasti.
Questo testo non ve lo consiglio.
Vorrei donarvelo.
Ad uno ad uno.
Con Amore,
Marianna 🙏🌻
