DESIDERARE (2 tecniche per il passaggio tra 2025 e 2026)

Sogno grondanti
cieli stellati
e nel giorno, potenti,
ne sento i rovesci.
Cade
sul prato
le mani
i capelli,
gli umori, le parole,
una luce obliqua a segnare
la conta
delle ombre.
Danzanti sulle cose
le stelle creano.
E pare sia sogno
ma son desto.
L’esplosione d’una stella
altro non è che
la memoria
delle linee della mia mano.
Le tocco
per sapere
che ha piovuto luce.
Siamo in un tempo dell’anno molto speciale: la luce, che si è ritirata a partire dalla memoria di San Giovanni Battista, il 24 giugno, comincia ad espandersi nella memoria di San Giovanni apostolo.
I due Giovanni che rappresentano il passato e il futuro, il primo, più anziano, vestito con pelli di animali, mostra la nostra coscienza a livello più grossolano, la nostra tunica di pelle, il secondo, il giovane Giovanni che pose il capo sul cuore di Cristo, ci manifesta l’abito d’oro che ciascuno è chiamato a ricordare, in ascolto del Cristo.
La nostra vita è spesso presa tra questi due opposti e ci sfugge ciò che più di tutto conta, l’inafferrabile presente che giunge e va.
Tra i due Giovanni, passato e futuro, il presente è proprio la figura di Gesù Cristo che incarna l’attimo presente e lo rivela come portatore di eternità.
A livello corporeo la simbologia dei due Giovanni, collegata al solstizio d’estate e al solstizio d’inverno, è riflessa nelle due porte conosciute dalla mistica ebraica come la porta degli uomini e la porta degli dèi.
‘Alzatevi porte antiche ed entri il re della gloria’ canta il salmista (Sal 24, 7).
In questo tempo dell'anno noi guardiamo alla porta stretta che siamo chiamati ad attraversare, quella dell’apostolo Giovanni, la porta degli dèi.
Essa è posta nel quinto centro vitale, quello della gola, in particolare all’ingresso della gola, nella giugulare. Qui le energie cambiano nuovamente. Se alla porta degli uomini eravamo chiamati a prendere su di noi la nostra natura animale e riconoscere la nostra natura spirituale, qui siamo chiamati ad un ulteriore passaggio: dalla natura spirituale siamo chiamati a riconoscerci divini.
Tutti gli strozzamenti della nostra gola richiamano proprio questa possibilità di riconoscerci divini.
Sarà per questo che in questa parte dell’anno siamo più esposti al mal di gola?
Siamo chiamati a partorirci nella nostra dimensione di Verbo.
E come è possibile?
Lo è. Cristo lo ha già compiuto. Nella sua carne, nei giorni della sua vita terrena, ha portato in tutto il senso dell’esistenza umana e l’ha riempita della vita che aveva smarrito.
Come? Attraversando la vita.
Ciò che ha manifestato Gesù di Nazareth come il Cristo non sono stati miracoli, quelli ne hanno accresciuto solo la fama, sono stati i suoi giorni a Nazareth, nelle città dove è stato a lavorare prima e a predicare poi. Sono state le relazioni che gli hanno rivelato questa vocazione unica al mondo, quella di essere il Cristo. E quanta fiducia c’è voluta per credere d’essere, lui un falegname di una sperduta cittadina di una sperduta nazione di un angolo di mondo, il Messia?
Lo dicevano matto anche i suoi, anche sua madre ad un certo punto vuole farlo tornare a casa perché crede che abbia un problema: lei che sapeva chi fosse il figlio!
Vedete, nulla del Cristo è lontano da noi. Anche i miracoli! Lui stesso ha detto: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: «Sràdicati e vai a piantarti nel mare», ed esso vi obbedirebbe». (Lc 17, 5) Ed è così.
Ma noi abbiamo paura e sapete qual è la nostra più grande paura? La paura della luce! E la luce è tutto. Diceva il mio padre spirituale che la luce è tutto perché se hai gli occhi e non hai la luce a cosa ti servono gli occhi?
Rinascere dall’alto, alla dimensione di Verbo, vuol dire sentirsi abitati dalla luce, vestiti dalla luce, circondati dalla luce, immersi nella luce, sovrastati dalla luce e condotti dalla luce, anche nel buio.
Questo luogo della gola ha da insegnarci molto e ci invita a questo esplorare alcune le vie.
La via della creatività è quella a cui vi invito ora, attraverso l'arte del DESIDERARE.
La parola desiderare vuol dire avere nostalgia delle stelle e le stelle, anche nell’universo biblico, rappresentano il mondo angelico.
Si dice che ognuno nasca sotto una buona stella.
Questo potrebbe intendersi con una manifestazione dell’energia divina (questo sono gli angeli) che è poi chiamato non solo a custodirlo ma che lo pone nella responsabilità, a dare risposta, di essere a sua volta quell’energia nel mondo.
Ecco, ciascuno di noi deve riconoscere qual è il suo angelo, ovvero il suo destino. Il destino non è il fato ma la destinazione della nostra rotta. I marinai guardavano alle stelle per comprendere le rotte ed anche i Magi, re d’oriente, guardarono ad una stella per conoscere il luogo in cui si sarebbe manifestato il Messia.
Anche il Cristo, abbiamo detto, dovette imparare dalla sua vita a quale meta fosse indirizzata la sua storia.
Il punto è che noi siamo spesso dis-allenati alla ricerca ed occorre ritornare allora a quella che San Agostino chiamava la ginnastica del desiderio.
“La nostra vita è una ginnastica del desiderio. Il santo desiderio sarà tanto più efficace quanto più strapperemo le radici della vanità ai nostri desideri. Già abbiamo detto altre volte che per essere riempiti bisogna prima svuotarsi”.
(dai «Trattati sulla prima lettera di Giovanni» di sant`Agostino, vescovo)
Cosa vuol dire ‘strappare le radici della vanità’? E’ ripulire i desideri dal nulla che è stato artificialmente introdotto nel nostro cuore e che non ha futuro ma è solo vacuità.
Nel film ‘Cuore sacro’ c’è ad un certo punto la protagonista che dice, in una conferenza, che loro pubblicitari dovranno mettere nella mente dei clienti il desiderio dell’inutile, dovranno creare, di più, bisogni dove non ce ne sono.
E’ terribile! E noi ci siamo dentro con tutte le scarpe.
Dunque prima di riempire dobbiamo fare il vuoto.
Il vuoto è luogo della creazione.
Ti invito, dunque, a lasciare andare il 2025 con una
LISTA DI GRATITUDINE
per tutto ciò che ti ha portato fin qui (e magari ti farà fatica, perchè non tutto è stato indolore) e poi a creare una
LISTA DI 100 DESIDERI per il 2026.
A cosa servono questi due potenti esercizi?
Il primo a vedere in retrospettiva i passaggi compiuti e a creare spazio, attraverso la gratitudine, a nuove possibilità.
Il secondo a liberare il tuo bambino interiore, a muoverti creativamente nel tempo e nello spazio che ti è dato, senza dubbi, senza limiti.
I 100 desideri ti daranno, rileggendoti, le coordinate di ciò che muove la tua storia nel profondo e apriranno in te porte per realizzare la tua vocazione originaria, quella alla Gioia.
Perdonami se oggi ti ho scritto così lungamente!
Tantissime sono ancora le cose che vorrei condividere.
Ma avremo modo nel 2026, in tutti i percorsi del Medit-ire, casa dell'Esichia.
Con Amore,
Marianna

Grazie, Marianna!🔆
𝐁𝐔𝐎𝐍𝐀 𝐋𝐔𝐂𝐄