La lingua del corpo (Hecce Homo, testo interpretativo poetico del Vangelo della Passione)

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La lingua del corpo (Hecce Homo, testo interpretativo poetico del Vangelo della Passione)

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La lingua del cristianesimo è il corpo.
Questa esperienza nella carne è la mappa del viaggio verso il divino che siamo.
Il Cristo, in questi versi, vi raggiunga con la potenza dolcissima della Sua Passione e vi conduca alla Risurrezione, tutti i giorni della vita.

Con Amore (ricevuto e donato),

Marianna

<<Padre, perché mi lasci morire mentre è primavera?
Stasera l'aria è mite.
Quante volte ho annusato le stelle in serate come questa e ora mi sale alle narici un odore di paura di sangue mischiato alla terra e tremo più dei teneri fiori d'aprile che mille volte ho osservato ondeggiare nei campi.
I campi. Che belli i campi! Rigonfi di vita, trasudanti di bellezza.
E’ tra questi spazi erbosi che t’ho amato di più, Padre.
Mentre le formiche s’arrampicavano sulle cortecce brune e gli uccelli disegnavano sogni fra le nubi leggere. È qui che t'ho trovato, prima ancora che tra la mia gente.
Ho imparato tutto da questa semplice arte dell’esistere di cui è maestro il prato, l'albero, la foglia, l'insetto. Ed è in questo prato stasera che verso lacrime di sangue.
Ho paura del dolore. E’ questa la sofferenza.
Fra poco, dal rumoreggiare di questa natura in festa, coglierò il clangore di una folla che reclama la mia vita, che si prenderà la mia storia, i miei anni.
Non si è mai pronti, Padre, sappilo! Te lo dico ora, da questo corpo che suda terrore.
Neanche io che t'amo sono pronto, ma T'amo e accolgo ciò che di Te mi porterà la sera.

Io Sono, ho detto
Erano così atterriti, al punto di cadere, ma questo non li ha fermati, non ha fermato Pietro che con il suo fuoco ha colpito un soldato.
Pietro mi ama, ma a volte non capisce ancora ciò che è chiaro a Giovanni.
Vuole mettere tutto in ordine, vuole accomodare ogni cosa.
Giovanni si fida. Non ha bisogno d'altro.

Ho le mani legate
Il mio amico mi ha baciato prima di consegnarmi.
Un bacio. Ricordo quando la mamma baciava le mie ferite da bambino. Era come una magia. Ero sanato dal suo amore, dalla sua cura… invece, Padre, questo bacio mi ha trapassato il cuore come una ferita.
L'ho guardato negli occhi, il mio amico, era perduto, smarrito nell'eco delle sue stesse scelte. Povero fratello mio! Non c'è stato modo di dirgli nulla, è scappato via come un lampo che illumina il cielo di terrore.
Ho le mani legate.
Quanto sono belle le mani, Padre! Quanto era liscio il legno lavorato sotto le dita, quanto era morbido il vello delle pecore al fiume.
Le mie mani hanno creato, curato, accolto. Oh quanto ricevuto!
I morbidi capelli di Miriam, la ruvidità del pane… come vorrei ora allungare la mano verso quel piccolo cespuglio sfrontato d'erba sotto i miei piedi, essere nutrito, nella mia paura, dalla sua Sapienza di germoglio nuovo. Ma mi strattonano come un animale da macello.
Ho dinanzi a me un Cocchiere senza carro
Mi chiede conto delle mie parole.
Tutti i giorni ho parlato con franchezza, perché ora dovrei ripetermi? Cosa dire poi? Le mie parole le ha mosse il Tuo vento, Padre, come ripeterle ora? Perché?
I miei fratelli, le mie sorelle sanno cosa ho detto: non ho bisogno di ripetere nulla ora, qui.
Ed ecco che una guardia mi percuote.
Ho sentito prima un colpo sordo sulla guancia e poi un bruciore. E’ un gesto che non comprendo: non ho offeso nessuno. Eppure mi si percuote.
Ho le mani legate.

Sono davanti ad un altro cocchiere senza carro
E’ l'alba il cielo si colora. Ho sempre amato questo passaggio.
Il buio viene man mano avvolto dalla luce e nel momento in cui i due si incontrano, pennellate di colori si alternano nel cielo. Le stelle s’addormentano altrove e giunge il sole.
Le pietre del Pretorio stanno mutando.
La luce sembra cambiare anche la forma, la forma delle cose.
Quest'uomo che m’interroga cambia forma anch’egli.
Davanti ai Giudei era come marmo, ma quando mi rivolge il suo sguardo, lo vedo mutare. Sarebbe stato interessante probabilmente parlare con lui, se non avessi le mani legate.
Non può farcela. Vorrebbe liberarmi, ma non può.
Anche lui ha le mani legate, solo che Io Sono libero.

Nudo
Sono nudo.
Le sferzate arrivano con furore ed ogni colpo sulla pelle ferita è più doloroso del precedente.
Mi ricordo del Fuoco, quando dopo la pesca mangiavamo insieme. Capitava di toccare un carbone ardente.
Ora sento come milioni di carboni ardenti deflagrare il mio dorso, vedo il mio sangue scorrere, lo sento caldo lungo la schiena. Faccio fatica a rialzarmi.
Nuovamente sento l'odore del sangue mischiarsi all'aria che porta gli odori della pietra e dei prati in fiore, fuori da qui. Cerco di fissare l'attenzione su un ricordo, fuori da qui, e mi viene in mente quella volta… c'era tanta folla, come ora. Improvvisamente ho sentito l'odore del sangue e poi un tocco, una grande forza è uscita da me. Tutti dicevano che era impossibile capire chi m'avesse toccato. Eppure io lo sapevo che qualcuno mi aveva toccato con intenzione, con il desiderio di prendere qualcosa… e poi si è fatta avanti lei, quella donna dallo sguardo sanato. Il suo sangue non la bagnava più. Era così felice! Fu un momento bellissimo per me.
Ho fermato il suo sangue ed ora non posso fermare il mio.
Le ferite tornano a bruciare. Sul capo mi pongono una corona.
Sono spine. Si conficcano nella carne e deviano per un attimo la mia attenzione verso un nuovo dolore, più lieve. Mi ricorda l'ago… quel giorno davanti casa mamma rammendava qualcosa ed io abbracciandola, inavvertitamente, mi punsi.
Quella sensazione e i colori e gli odori del passato si mescolano al presente e fa male, ora.
Fa più male il ricordo del passato di quel quotidiano che so non tornerà che le ferite.

Mi deridono
Mi travestono da re. Un re di spine e rovi m'hanno reso, un re nudo e piagato e hanno ragione.
Io Sono l'umano!
Così ho sempre visto questa umanità: esseri regali che perdono la corona, che dimenticano la propria dignità per barattarla con scambi ridicoli.
‘Hecce Homo’, così dice il Cocchiere.
Ha ragione.
Io Sono tutta l'umanità.
Raccolgo nella mia carne la vita di tutti gli esseri.
L'ho scelto.
Questo richiede che io porti, ora, anche le sue piaghe, il suo terrore, l'incomprensione, la derisione… lo so, io lo so, questo servirà.
Servirà a tutti i poveri flagellati che grideranno “perché?”, a tutti i miti che riceveranno
soprusi. Servirà alla creazione stessa, io lo so.
Il Cocchiere torna a parlare, lo vedo che vuole salvarmi.
In tutto questo teatro di sangue - mi viene da sorridere - lui vuole salvare Me.
Se sapesse! Il suo potere è solo un atto di un'opera più grande di cui lui stesso è all'oscuro.
Mi hanno sempre fatto grande tenerezza questi uomini così titolati, così lontani da ciò che è veramente il potere.
Mi torna in mente di quella volta nel deserto, prima che cominciasse tutto.
Ero stato solo per molto tempo. Avevo guardato in faccia tutti i miei demoni interiori, tutto ciò che ancora dovevo affrontare, prima di arrendermi alla mia missione qui.
Fu lì che vidi il mio Demone del Potere: avrei potuto fare cose incredibili con la forza interiore che sentivo in me, avrei potuto lanciarmi addirittura dal Pinnacolo del Tempio, certo che sarei rimasto illeso.
Che menzogna, che travisamento del potere, che sbaglio di traiettoria!
Ho scoperto che il potere più grande lo si possiede quando si è posseduti dall'amore. E’ l'amore l'unica vera potenza.
Il resto sono direzioni, giuste o errate, verso l'amore.

La folla grida
Vogliono che sia Crocifisso.
Avrò dolore, Padre.
Com'è strano sentire la morte vicina. Il corpo fa così male che penso alla morte come ad un sollievo… ma poi sento quest'aria d'Aprile… e mi innamoro ancora della terra. Com'è difficile, Padre!

Mi caricano il legno sulle spalle
Sono Carne da macello. Ho brandelli di corpo, ferite ovunque, non so come riesca a camminare.
Al ciglio della strada c'è una serpe al sole. E’ lucente, immobile, incurante di tutto quel che sta accadendo intorno.
Vorrei riuscire ad essere come lei ora, esposto al Sole che mi ha sempre brillato dentro e immobile nel mio Luogo Sacro.
Com'è difficile, Padre!
Respiro.
Un altro passo.
Dalle Fronde di un albero mi arriva la luce deviata del Sole. Alzo lo sguardo per qualche istante. Com'è stato bello restare sotto gli alberi di questa terra, ascoltarne la vita, apprenderne il linguaggio.
Ricordo di quel cieco che, mentre riacquista la vista, diceva di vedere gli uomini come alberi che camminano.
Ho avuto tanti alberi compagni di viaggio ed ora questa luce è come un saluto di tutti gli alberi della mia storia. C'avrei vissuto sotto gli alberi!
Sono luoghi sacri gli spazi in cui gli alberi dimorano.

Il peso mi schiaccia
Non mi reggo più sulle gambe.
Cado.
La polvere della strada si mescola al mio sudore. Entra nelle ferite. Il mio viso è a terra. Mi sembra di strisciare come un verme.
Ecco l'umano.
Com’era Bello correre sulla strada polverosa e sporcarsi e l'acqua che poi lavava tutto. Com'era bella l'acqua!
Qualcuno sta prendendo il legno. Mi stanno rialzando.
Chi è quest'uomo? Sta portando il legno per me.
In tutto questo dolore posso ancora provare gratitudine… sono grato a quest'uomo. Sia Benedetta la sua vita! Mi fa sentire ancora vivo perché posso dire grazie.
Chi potrebbe mai pensare che io stia ripetendo ‘grazie’ ad ogni passo, in questa situazione di dolore. Non lo penserei neanch'io probabilmente guardandomi dall'esterno. Non lo pensavo possibile fino a poco fa.
Quando la fine è vicina si fanno i conti con altri parametri di vita, forse più reali, più semplici. Si può provare ancora gioia per un attimo di conforto, un istante che in questo dolore è tutto.

Sono sulla collina fuori dalla città
Crocifisso.
Il dolore è atroce. Faccio fatica a vedere i colori intorno.
Perché, Padre, perché questa via così dolorosa?
Vedo mia madre ai miei piedi. Com'è che non l'ho vista prima? C'è Giovanni e le mie amate compagne di viaggio… la mente perde il focus ma loro mi riportano alla realtà. Guardando loro ricordo ogni cosa, so perché sono qui.
So che tutto si compirà.
Li affido alla loro reciproca custodia.
Sento il corpo prosciugato, la mia gola è un coccio. Ho sete, tanta sete.
Arriva alle mie labbra un sapore acido.
Non hanno più vino, né acqua da trasformare in vino.
E’ tutto compiuto. Così è.
Mi sento cadere, come se il corpo improvvisamente non dolesse più.
Sento una grande leggerezza. Vedo il mio corpo afflosciarsi sul legno, esanime.
Eppure, io sono qui.
Sono ancora qui.
Il contrasto tra ciò che sento e ciò che vedo è grande. Mi sento libero di muovermi, respirare, parlare e poi vedo il mio corpo, ormai privo di vita, e i miei nella disperazione.
Sono qui, ma non mi sentono, non possono.
Quanto amore nella cura di ciò che sono stato c'è in queste mani che depongono il mio corpo dalla Croce. Quanto amore c'è.
Sorrido di nuovo. Non è finita.
È solo il mio passaggio, è la mia Pasqua!
Ecco l'umano.
Ho lasciato fare a te, Padre, e non so altro. Non conta altro.

I miei mi hanno rivisto
Abbiamo fatto merenda insieme, ancora una volta.
Questa è la strada per cui sono venuto al mondo.
Questa è sempre stata la meta.
Nulla è perduto. Nessuno si perde mai.
Le carezze, le parole, i silenzi, i rumori, gli odori, tutta la vita resta.
Per sempre>>.


(A zio Tony, scritto il giovedì santo 2024)

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