Una tazza di consapevolezza

Quando ero piccola mi rifugiavo in natura per sentire un contatto autentico con la vita. E fluivo con le stagioni che, dalla mia parte di mondo, potevo osservare in ogni dettaglio. Gli umani mi interessavano meno, perché a parte quelli che amavo, non li trovavo poi così interessanti. Erano pieni di schemi. Crescendo non sono cambiata molto. Ho sempre una famiglia arborea e naturale che è più sapiente di tanti umani che aprono la bocca per non dire nulla. E mi sono fatta una famiglia di umani selezionata. Perché se proprio mi si deve dire che sono 'strana, problematica, diversa' lo si dica con fondamento. Le persone strane, poi, ci riflettavamo ieri sera con il gruppo di meditanti in presenza, sono quelle che nella propria storia cercano una sola cosa: di ESSERE SE STESSE. Non conformi al mondo fuori. Continuo a fluire naturalmente sulla nota della mia vita, della mia missione. Non conforme se non alla mia natura originaria (questa è l'intenzione, almeno!). E, ormai, a tratti mi diverte l'incomprensione della mia strada da parte dei più. E mi fa tenerezza l'ignoranza di chi giudica col proprio punto di vista che, come diceva il mio insegnante di Teoretica, non è che la vista di un punto. Ancora siamo al giudizio sulla diversità nel 2023? Sì. Il mondo degli umani è molto indietro rispetto a quello naturale. Ma noi crediamo di essere 'la civiltà', 'gli evoluti'. E nel frattempo l'edera collabora con la quercia nel mio bosco e nuovi germogli si avvicendano nei prati. Ad ognuno la sua scelta. Io scelgo di essere me. Anche oggi. Marianna
